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	<title>Cooperazione Sviluppo</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 17:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cosmano.lombardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal punto di vista giuridico, le norme che trattano i diritti umani sono norme internazionali che rappresentano dei corpi a sé stanti. Parte della dottrina, infatti, le considera separate da altre norme del diritto internazionale. Il Diritto internazionale è costituito da tre settori che hanno come oggetto di tutela la persona umana, ma da tre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal punto di vista giuridico, le norme che trattano i diritti umani sono norme internazionali che rappresentano dei corpi a sé stanti. Parte della dottrina, infatti, le considera separate da altre norme del diritto internazionale.<br />
Il Diritto internazionale è costituito da tre settori che hanno come oggetto di tutela la persona umana, ma da tre angolazioni differenti: diritti umani, che riconoscono direttamente all&#8217;individuo determinati diritti; diritto internazionale umanitario che tutela gli individui in situazioni di conflitto armato e infine il diritto penale internazionale.<br />
Parlando di diritti umani facciamo prettamente riferimento al primo e all&#8217;ultimo dei tre settori.<br />
L&#8217;affermazione delle norme di tutela dei diritti umani è passata per un intenso percorso storico &#8211; giuridico che ha visto &#8220;svanire&#8221; principi propri del diritto internazionale quali ad esempio la competenza domestica (principio di diritto internazionale secondo il quale uno stato non può entrare nella competenza dell&#8217;altro stato) e il principio di reciprocità scardinato dal principio di solidarietà tra gli stati.</strong></p>
<p>Prima di parlare di affermazione dei diritti umani, avvenuta solo dopo la seconda guerra mondiale, è necessario analizzare brevemente l&#8217;excursus che ha portato alla formazione del corpo di norme che afferiscono alla sfera della tutela dei diritti umani.<br />
Orientativamente possiamo individuare tre linee di sviluppo: una relativa allo sviluppo dei contenuti, ma che lascia le norme sul piano interno, una relativa allo sviluppo delle norme sui diritti umani a livello internazionale e infine la terza che porta alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.<br />
La prima linea ha il via con la Magna Charta Libertatum (1215) in cui viene affermato il principio di legalità. Successivamente sono le teorie illuministe di Locke e Rousseau a porre l&#8217;accento sui diritti umani  e infine abbiamo la Dichiarazione francese dei diritti dell&#8217;uomo e del cittadino e la Dichiarazione della Virginia in cui viene posto l&#8217;accento sull&#8217;importanza della protezione dell&#8217;individuo rispetto agli abusi commessi dagli stati.<br />
La seconda linea di sviluppo parte nel corso del 1800 e prosegue sino alla Seconda Guerra Mondiale.<br />
In questi anni si formano infatti una serie di norme che tutelano la dignità umana sul piano internazionale, ma non possiamo parlare di vere e proprie norme di tutela dei diritti umani poiché determinati aspetti ne limitano l&#8217;affermazione definitiva. A tal proposito possiamo sottolineare come:<br />
- la tutela della dignità umana è ancora una conseguenza della norma e non l&#8217;oggetto principale di tutela;<br />
- siano determinati settori ad essere tutelati e non direttamente gli individui;<br />
- il fine sia la normativa dei rapporti tra gli stati e non la protezione della comunità.<br />
E&#8217; comunque importante sottolineare le norme a cui facciamo riferimento e che hanno contribuito allo sviluppo della normativa sui diritti umani:<br />
- 1815 Conferenza di Pace di Vienna;<br />
- 1864 Convenzione di Ginevra sulla tutela dei feriti e dei malati<br />
- 1920 Tutela delle minoranze nella Società delle Nazioni<br />
- 1919 Nascita dell&#8217;OIL</p>
<p>La terza linea di sviluppo, che porta alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, si afferma con la tragica esperienza dell&#8217;olocausto che ha messo in evidenza l&#8217;esigenza di stilare un piano d&#8217;azione internazionale per affermare i dei diritti umani come oggetto prioritario di tutela.<br />
In particolare possiamo individuare tre passaggi che portano alla Dichiarazione del 1948:<br />
1. 1941 Discorso di Roosevelt<br />
In cui Roosevelt parla di quattro principi, ossia quattro libertà che contengono l&#8217;essenza di quella che sarà la Dichiarazione_<br />
a) parola<br />
b) religione<br />
c) paura<br />
d) miseria<br />
2. 1941 Carta Atlantica<br />
3. 1945 Carta ONU<br />
La Carta contribuisce fortemente alla promozione dei diritti umani e all&#8217;affermazione del principio di non discriminazione. Pur non contenendo un elenco vero e proprio di diritti, la Carta negli articoli 1, 55 e 56 sostiene che gli stati debbano promuovere il rispetto e l&#8217;osservanza dei diritti umani e nei primi due di questi sottolinea come i diritti umani debbano essere promossi e sostenuti  senza alcuna forma di discriminazione.<br />
Nonostante la Carta ONU costituisca un documento importante nella formazione delle norme di tutela, è evidente come essa:<br />
- sia un documento frutto del compromesso tra l&#8217;idea di un diritto che regola i rapporti tra gli stati e un diritto che mira a proteggere gli interessi diffusi della comunità;<br />
- si focalizzi sulla promozione dei diritti umani e non sull&#8217;obbligo di tutela;<br />
- sottolinei l&#8217;importanza e la validità della <em>&#8220;domestic juridiction&#8221; </em> sostenendo che l&#8217;ONU non può agire nel&#8217;ambito di competenza degli stati.  </p>
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		<title>Cooperazione contro la criminalità minorile</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 19:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cosmano.lombardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Istituto Pedagogico-Educativo del cantone di Sarajevo ha organizzato quattro seminari sulla prevenzione della criminalita’ minorile in Bosnia-Erzegovina. Il progetto è stato finanziato dalla sezione della Cooperazione italiana del Ministero degli Esteri. Il corso di formazione, che è tenuto da professori dell’Università di Sarajevo delle Facoltà di Criminologia, Scienze Politiche e Filosofia, è indirizzato agli educatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Istituto Pedagogico-Educativo del cantone di Sarajevo ha organizzato quattro seminari sulla prevenzione della criminalita’ minorile in Bosnia-Erzegovina. Il progetto è stato finanziato dalla sezione della Cooperazione italiana del Ministero degli Esteri. Il corso di formazione, che è tenuto da professori dell’Università di Sarajevo delle Facoltà di Criminologia, Scienze Politiche e Filosofia, è indirizzato agli educatori e ai direttori delle scuole primarie e secondarie.<br />
E’ molto importante sviluppare questo tipo di programmi in una zona considerate ad alto rischio per quanto riguarda il fenomneo della criminalità minorile. Inoltre le scuole sono il luogo migliore per sviluppare tali progetti, dato che si raggiune un più ampio bacino di adolescenti.</p>
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		<title>Elezioni 2009 in Kosovo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 07:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cosmano.lombardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Alle prime elezioni amministrative dopo l’indipendenza del Kosovo, il PDK guidato da Hashim Thaci si conferma come prima forza politica della regione. Come era stato previsto la maggioranza serba ha boicottato le elezioni e nonostante il PDK sia in vantaggio, bisognera’ ricorrere al ballottaggio in venti municipalita’, anche se in tredici di queste e’ avanti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle prime elezioni amministrative dopo l’indipendenza del Kosovo, il PDK guidato da Hashim Thaci si conferma come prima forza politica della regione. Come era stato previsto la maggioranza serba ha boicottato le elezioni e nonostante il PDK sia in vantaggio, bisognera’ ricorrere al ballottaggio in venti municipalita’, anche se in tredici di queste e’ avanti.<br />
L’Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK), guidata da Ramush Haradinaj, ha vinto in quattro municipalita’ (tra cui la sua , mentre gli alleati al PDK dell’ LDK hanno vinto in tre, di cui una e’ Pristina. Certo e’ che vedere ancora l’ex generale dell’Uck presente alle elezioni per il Kosovo non puo’ che fare un certo effetto, dato che Haradinaj e’ stato accusato di crimini contro l’umanita’ che sarebbero stati commessi dal marzo all’ ottobre 1998. Il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja lo ha assolto, il 3 aprile del 1998, per assenza di prove, anche se diversi dei testimoni sono morti in circostanze misteriose.<br />
L’affluenza alle urne di queste elezioni e’ stata del 45%, in crescita del 3% rispetto alle precedenti, ed e’ un buon dato considerando che gran parte della parte serba ha deciso di boicottarle. </p>
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		<title>Il ruolo dell&#8217;agricoltura, del sistema bancario e dello stato nel 1800</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 15:43:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cosmano.lombardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia Economica]]></category>

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		<description><![CDATA[La situazione economica attuale subisce l&#8217;influenza di una serie infinita di settori, alcuni maggiormente altri meno influenti sullo sviluppo economico dei rispettivi stati e su quello mondiale. Volgendo l&#8217;attenzione al passato, si vogliono analizzare tre importanti settori che hanno influenzato lo sviluppo economico nel corso del XIX secolo.  Esamineremo brevemente il ruolo giocato da: agricoltura, sistema finanziario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La situazione economica attuale subisce l&#8217;influenza di una serie infinita di settori, alcuni maggiormente altri meno influenti sullo sviluppo economico dei rispettivi stati e su quello mondiale. Volgendo l&#8217;attenzione al passato, si vogliono analizzare tre importanti settori che hanno influenzato lo sviluppo economico nel corso del XIX secolo.  Esamineremo brevemente il ruolo giocato da: agricoltura, sistema finanziario e bancario, ruolo dello stato negli affari economici.</p>
<p><strong>L&#8217;agricoltura.</strong></p>
<p>Nel corso del 1800 si assistette ad una diminuzione del peso relativo del settore dell&#8217;agricoltura che fu proporzionale all&#8217;aumento della produttività. Con uno sforzo minore infatti era possibile ottenere quantità maggiori di prodotto. La porzione di popolazione impiegata quindi nel settore agricolo era minore rispetto a quella impiegata in passato, a fronte di un incremento notevole del prodotto. Considerando tali aspetti, e tutti quelli a questi connessi,  è facile intuire come l&#8217;agricoltura fu funzionale allo sviluppo economico.</p>
<p>In Gran Bretagna, il paese in Europa maggiormente sviluppato dal punto di vista agricolo, l&#8217;agricoltura insieme all&#8217;industria raggiunse il suo massimo sviluppo tra il 1840 e il 1870. Lo sviluppo agricolo permise quindi di far affermare l&#8217;industria poiché il settore agricolo:</p>
<p>- offriva l&#8217;eccedenza economica da poter utilizzare nelle attività non agricole</p>
<p>- offriva beni agricoli per nutrire la popolazione</p>
<p>- creava mercato agricolo per l&#8217;industria britannica</p>
<p>- creava capitale sociale da investire per la creazione di strade, ferrovie, ecc</p>
<p>Naturalmente per uno sviluppo ottimale del sistema agricolo fu necessaria l&#8217;introduzione di una riforma agraria che in Gran Bretagna tale si affermò con la creazione di unità agricole estese e compatte al posto dei campi aperti.</p>
<p>Le riforme agrarie tuttavia non ebbero in tutti i paesi il medesimo effetto positivo e in alcuni casi si rivelò addirittura fallimentare. Analizziamo in via generale alcuni casi.</p>
<p>In Francia la riforma prese il via con l&#8217;abolizione dell&#8217;ancien regime e confermò ai piccoli proprietari indipendenti il possesso delle piccole fattorie. Così la produzione dei piccoli proprietari affiancata alla produzione delle grandi aziende agricole permise un icremento della produttività che portò ad introiti da reinvestire nel settore industriale.</p>
<p>In Italia, Spagna, Portogallo e Grecia invece non ci furono riforme agrarie considerevoli nel corso del 1800. Inevitabilmente il settore agricolo rimase arretrato e quello industriale ne risentì di riflesso.</p>
<p>In Russia ci furono due riforme agrarie: la riforma del 1861 e la riforma del 1905/06. La prima emancipò la servitù e la seconda invece, la riforma Stolypin favorì lo sviluppo della proprietà privata. Le riforme non ebbero un effetto positivamente devastante, ma ciò fu determinato anche dallo stesso sistema agricolo non eccessivamente sviluppato. Tuttavia, le vaste distese di terreno russe permisero comunque di produrre grandi quantità di prodotti e di fornire un eccedenza esportabile.</p>
<p>Gli Stati Uniti invece non necessitarono di una riforma agraria Il settore agricolo si orientò subito verso il mercato producendo introiti da reinvestire. Fu proprio il settore agricolo a dare il via alla creazione della potenza economica americana che avrebbe poi affrontato le guerre mondiali.</p>
<p><strong>Il sistema finanziario e bancario.</strong></p>
<p>La nascita e l&#8217;implementazione del sistema bancario aiutarono la crescita economica delle società complesse. Ciò avvenne anche laddove il sistema bancario non si sviluppò in modo razionale.</p>
<p>In Gran Bretagna il sistema bancario non favorì eccessivamente lo sviluppo del sistema industriale. A metà &#8217;800 era costituito: dalla Banca d&#8217;Inghilterra che fungeva da banca delle banche e che dal 1844 iniziò a emettere moneta per la altre banche;  Banche Commerciali che accettavano depositi dal pubblico e prestavano denaro a imprese commerciali; Banche d&#8217;affari private che finanziavano gli scambi internazionali.</p>
<p>In Francia il sistema bancario riuscì a spiccare il volo solo nella seconda metà dell&#8217;800 non producendo tuttavia risultati positivi così come avrebbe potuto. Nella prima metà infatti il conservatorismo francese tappò le ali alle riforme da attuare per il lancio del sistema finanziario. Sulla linea del sistema britannico in Francia era presente la banca di Francia che fungeva da banca delle banche emettendo moneta, la Haute Banque Parisienne, fondata dali Rothsheld, che finanziavano scambi commerciali e, dopo il 1851 le Banche di Credito e di Investimento, create con la collaborazione dei Pereire.</p>
<p>In Germania il sistema bancario si sviluppò nella seconda metà del 1800 e arrivò agli inizi del 1900 ad essere il più potente sistema bancario al mondo e a fungere da traino per lo sviluppo industriale. Un tassello importante per la crescita del sistema bancario fu la nascita della Banca Universale o Mista, una banca per azioni impiegata sia in attività di credito, sia di investimento. Successivamente, nel 1875, nacque la Reichsbnak &#8211; banca di stato prussiana &#8211; detentrice del monopolio dell&#8217;emissione di cartamoneta.</p>
<p>In Italia e in Spagna fu forte il ruolo dei banchieri francesi. I Pereire rilanciarono la società generale di credito mobiliare italiano. Fu poi la Banca Commerciale Italiana di Milano e il Credito Italiano di Genova a giocare un ruolo importante per il  boom industriale della penisola.</p>
<p>Negli Stati Uniti invece il sistema finanziario si muoveva all&#8217;interno del sistema federale e di quello nazionale rimanendo imbrigliato a causa dell&#8217;impossibilità di fornire finanziamenti internazionali. Così, nel 1913, il Congresso istituì il Federal Reserve System che alleggerì le banche nazionali dal compito di emettere banconote e di occuparsi dei finanziamenti internazionali.</p>
<p><strong>Il ruolo dello stato nell&#8217;economia.</strong></p>
<p>Lo Stato, nel corso del XIX secolo, assunse un ruolo meno invasivo in ambito economico rispetto a quanto fatto negli anni successivi. Sintomatico di tale situazione era la Gran Bretagna e il laissez &#8211; faire.</p>
<p>Ciò non vuol dire che lo Stato rimase fuori dall&#8217;economia, ma piuttosto  giocò differenti ruoli in relazione alla circostanza, al luogo e alla situazione.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Birmania: San Suu Kyi condannata a 18 mesi di arresti domiciliari</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 08:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuova condanna per il Nobel alla Pace birmano Aung San Suu Kyi, accusata questa volta di aver ospitato nella propria abitazione l&#8217;americano John Yettaw, infrangendo in questo modo le misure degli arresti domiciliari. Il leader dell&#8217;opposizione dell&#8217;attuale Myanmar, che si trova ai domiciliari praticamente dal 1989, è stata condannata a tre anni di reclusione, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: right"><img src="http://www.cooperazionesviluppo.org/images/stories/simooggi5.jpg" border="0" alt="" width="572" height="200" align="left" /></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm; LINE-HEIGHT: 150%" align="justify">
<p>Nuova condanna per il Nobel alla Pace birmano Aung San Suu Kyi, accusata questa volta di aver ospitato nella propria abitazione l&#8217;americano John Yettaw, infrangendo in questo modo le misure degli arresti domiciliari. Il leader dell&#8217;opposizione dell&#8217;attuale Myanmar, che si trova ai domiciliari praticamente dal 1989, è stata condannata a tre anni di reclusione, ma in seguito il generale Than Shwe, capo della giunta militare che è al potere, ha deciso di ridurre la pena a 18 mesi di arresti domiciliari. In questo modo al capogruppo della Lega nazionale per la democrazia viene impedito di partecipare alle elezioni che dovrebbero svolgersi nel 2010. I fatti risalgono al 3 maggio scorso, quando Yettaw raggiunse a nuoto la casa sul lago dove la San Suu Kyi stava scontando i domiciliari perché – sostiene lo statunitense – credeva che la vita della donna fosse in pericolo. Le successive due notti Yettaw, condannato a 7 anni di lavori forzati per immigrazione illegale, violazione delle leggi sulla sicurezza e per violazione delle norme municipali sull&#8217;attività natatoria, rimase ospite della San Suu Kyi, violando così i termini della reclusione.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/5z_zRbScKvg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/5z_zRbScKvg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm; LINE-HEIGHT: 150%" align="justify">
<p>La strana dinamica del caso e le continue angherie perpetrate dalla giunta militare birmana contro la donna che è oramai diventata simbolo della lotta per la libertà birmana, ha fatto sì che la notizia abbia avuto altissima risonanza . L&#8217;eco della vicenda è stato infatti molto ampio e risposte di sdegno si sono avute in tutto il mondo. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, così come il presidente americano Barack Obama hanno espresso preoccupazione per la condanna, ed hanno chiesto al governo della Birmania il rilascio immediato e senza condizioni di Aung San Suu Kyi. Messaggi durissimi sono arrivati anche dall&#8217;Unione Europea, dove si stanno studiando “<a href="http://www.corriere.it/esteri/09_agosto_11/suukiy_arresti_d5de1852-863e-11de-a11a-00144f02aabc.shtml">nuove sanzioni contro la Birmania, che comprendono restrizioni commerciali contro compagnie di Stato e il divieto di ingresso nella Ue per i quattro responsabili della sentenza</a>”. <span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Inoltre l&#8217;Unione Europea “<a href="http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/birmania-san-suu-kyi/condanna-reazioni/condanna-reazioni.html">intensificherà il lavoro con la comunità internazionale per ottenere il rilascio di San Suu Kyi e degli altri prigionieri politici in Birmania</a>&#8220;. </span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Al coro di disappunto si sono uniti anche Frattini, Brown, Sarkozy e tanti altri, oltre che le maggiori istituzioni e organizzazioni internazionali. Quattordici premi Nobel hanno firmato una lettera aperta – indirizzata all&#8217;Onu – dove chiedono al Consiglio di Sicurezza di indagare sui crimini contro l&#8217;umanità in Myanmar, ed aggiungono: <a href="http://www.asca.it/news-MYANMAR__14_PREMI_NOBEL_PER_LA_PACE__INCHIESTA_ONU_SU_CRIMINI_GIUNTA-852048-ORA-.html">&#8221;è fondamentale che il regime risponda dei suoi crimini e che la portata della sua brutalita&#8217; sia oggetto di un&#8217;inchiesta. Noi riteniamo che sia tempo di mettere fine all&#8217;impunita&#8217; dei crimini della giunta militare</a>&#8221;.</span></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm; LINE-HEIGHT: 150%" align="justify">
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<p style="FONT-WEIGHT: normal; MARGIN-BOTTOM: 0cm; LINE-HEIGHT: 150%" align="justify">
<p><span id="more-86"></span></p>
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		<title>Linea dura del governo italiano con gli immigrati clandestini</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 19:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>

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		<description><![CDATA[I mesi di maggio e giugno del 2009 hanno sancito una escalation politica sul tema dell&#8217;immigrazione clandestina che è sfociata nella visita ufficiale del dittatore libico Gheddafi in Italia per ribadire il patto di amicizia che lega il nostro paese alla Libia. Il 7 maggio, infatti, per la prima volta tre motovedette italiane hanno respinto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><em><span style="font-style: normal;">I mesi di maggio e giugno del 2009 hanno sancito una escalation politica sul tema dell&#8217;immigrazione clandestina che è sfociata nella visita ufficiale del dittatore libico Gheddafi in Italia per ribadire il patto di amicizia che lega il nostro paese alla Libia. Il 7 maggio, infatti, per la prima volta tre motovedette italiane hanno respinto ed accompagnato fino al porto di Tripoli tre barconi con 227 migranti diretti in Italia. </span></em></span></p>
<p><em> </em></p>
<p><span id="more-51"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="line-height: 18px;">Si tratta di un cambiamento storico nelle politiche per l&#8217;immigrazione italiana, fortemente volute dall&#8217;attuale governo di centrodestra, ed in particolare sostenute dalla Lega Nord. Per il Ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni si tratta di un “risultato storico”, e ha poi aggiunto che quello che si vuole attuare è “un nuovo modello di contrasto in mare per chi cerca di arrivare illegalmente&#8221; che &#8220;non ha a che fare con chi chiede asilo: i clandestini non arrivano sul territorio nazionale ma vengono respinti alla frontiera. <a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/immigrati-6/barconi-a-tripoli/barconi-a-tripoli.html">&#8220;Valutare le richieste di alilo non è quindi compito del governo italiano</a>&#8220;. L&#8217;azione italiana, che da allora si è ripetuta più volte, ha però provocato un&#8217;ondata di proteste da tutto il mondo, visto che il rimpatrio forzato è un atto illegale non previsto né dalla legislazione italiana né da quella internazionale. Si sono dichiarati contrari ai respingimenti, tra gli altri, l&#8217;Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, il commissario per i diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa Thomas Hammarberg, oltre che il Vaticano, Medici Senza Frontiere e tantissime organizzazioni umanitarie. Il respingimento forzato viene considerato inaccettabile, ed inoltre in questo modo vengono violati i diritti di ogni essere umano di ottenere asilo politico. Sostiene Hammarberg che quella dell&#8217;Italia “è un&#8217;iniziativa molto triste&#8221;, che “mina la possibilità per ogni essere umano di fuggire da repressione e violenza, ricorrendo al diritto d&#8217;asilo” . Dello stesso parere Laura Boldrini, la portavoce dell&#8217;Agenzia Onu per i rifugiati, l&#8217;Unhcr, che sostiene che &#8220;Respingere in Libia gli immigrati entra in rotta di collisione col diritto di asilo, così come è regolato da leggi nazionali, europee e internazionali. <a href="http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/immigrati-7/fini-consiglio-europa/fini-consiglio-europa.html">Esiste infatti il principio del non respingimento nel caso di gente bisognosa di protezione</a>, ed inoltre <a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/840#9f4997">la Libia non ha aderito alla Convenzione sui rifugiati del 1951, oltre a non disporre di un sistema nazionale d&#8217;asilo efficiente</a>.</span> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://www.cooperazionesviluppo.org/images/stories/vauro.jpg" border="0" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Dal canto suo il Presidente del Consiglio Berlusconi ha appoggiato per intero l&#8217;operato del suo ministro e anzi ha ribadito un granitico no ad un&#8217;Italia multietnica.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Il dibattito scaturito dalla presa di posizione del governo Berlusconi ha continuato ad alimentarsi per alcuni giorni fin quando si è arrivati addirittura ad una triste pantomima. Sono infatti volate parole “poco diplomatiche” da parte del <a href="http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/immigrati-8/governo-compatto/governo-compatto.html">Ministro della Difesa Ignazio La Russa che facendosi portavoce del governo ha dichiarato che l&#8217;esecutivo &#8220;è compatto nel dire che l&#8217;organismo Onu per i rifugiati sbaglia&#8221;</a>. </span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Dura la risposta dell&#8217;Onu che ha parlato di “attacchi inaccettabili ed immotivati”.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">La visita del colonnello Gheddafi in Italia si è poi rivelata più una vetrina per fotografi e giornalisti, non senza colpi di scena, ritardi, carovane di macchine lussuose che paralizzavano la capitale. Il leader libico ha rinnovato il patto d&#8217;amicizia con l&#8217;Italia e ha ridefinito gli accordi per combattere l&#8217;immigrazione clandestina. Il governo italiano esulta e ringrazia, mentre il resto del mondo rimane a bocca aperta.</span></p>
<div><span style="font-family: Verdana;"><span style="line-height: 18px;"><br />
</span></span></div>
<p style="line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dagmawi Yimer: intervista esclusiva</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 18:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Dagmawi Yimer è il co-autore del film-documentario “Come un uomo sulla terra”, che ripercorre il viaggio dei migranti africani, in particolare eritrei, attraverso l&#8217;inferno libico. Donne e uomini che tentano di fuggire dalla violenta e oppressiva realtà dei loro paesi d&#8217;origine in cerca del loro personale Eden nel nostro paese. Lo stesso Dag ha affrontato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cooperazionesviluppo.org/images/stories/comeunuomo.jpg" border="0" alt="" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-weight: normal;"><img src="images/stories/dag.jpg" border="0" alt="" align="left" />Dagmawi Yimer è il co-autore del film-documentario <a href="http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/,">“Come un uomo sulla terra”</a></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-weight: normal;">, che ripercorre il viaggio dei migranti africani, in particolare eritrei, attraverso l&#8217;inferno libico. Donne e uomini che tentano di fuggire dalla violenta e oppressiva realtà dei loro paesi d&#8217;origine in cerca del loro personale Eden nel nostro paese. Lo stesso Dag ha affrontato questo drammatico viaggio partendo da Addis Abeba, sua città natale. Egli è stato uno dei fortunati che è arrivato in Italia, sbarcando a Lampedusa, e che ha ottenuto la protezione umanitaria.<br />
</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p><span id="more-50"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-weight: normal;">Il documentario di Dag, effettuato insieme ad Andrea Segre e che si avvale della collaborazione di Riccardo Bladene, pone l&#8217;accento sui maltrattamenti della polizia libica sugli immigrati clandestini. Attraverso la voce di coloro che hanno in prima persona attraversato dapprima il Sahara, poi la Libia – percorso necessario per raggiungere l&#8217;Italia – vengono descritte le brutalità con cui la Libia gestisce i flussi migratori, sottolineando che la stessa è stata incaricata e finanziata sia dall&#8217;Unione Europea che dall&#8217;Italia proprio per fermare l&#8217;immigrazione clandestina. Tra il nostro paese e quello del colonnello Gheddafi vi è anzi un particolare <a href="http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0017390 ">accordo bilaterale</a> </span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-weight: normal;">con il quale i due paesi si impegnano sia a collaborare per controllare l&#8217;immigrazione clandestina – l&#8217;Italia si accolla il 50% delle spese – sia ad instaurare una forte partnership energetica. Sebbene all&#8217;art. 7 le due parti si impegnino ad agire “conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione Universale dei diritti dell&#8217;uomo”, secondo le testimonianze presenti nel documentario la Libia non utilizza metodi consoni alla salvaguardia dei diritti umani per gestire il flusso di immigrati. In effetti la Libia non è firmataria della convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, oltre al fatto che viola le altre convenzioni riguardanti i diritti umani. Il <a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/840#9f4997">rapporto sulla Libia di Amnesty</a> parla di “persistenti notizie di torture e altro tipo di maltrattamenti nei confronti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti durante la detenzione”. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-weight: normal;">In questo senso appare piuttosto strano che una democrazia deleghi ad uno stato autoritario, e che presta scarsa attenzione ai diritti umani, un compito tanto importante come quello della gestione dell&#8217;immigrazione clandestina.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>Dag, la storia che ci narra è come un colpo allo stomaco, diretto e doloroso. Lei ci parla di sofferenza, di atrocità perpetrate contro l&#8217;essere umano e di indifferenza. Il suo documentario è però simbolo di gran coraggio. Cosa l&#8217;ha spinta, dopo tutto quello che ha passato, ad idearlo e girarlo?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Devo dire che è una questione morale quella che mi ha fatto andare avanti, dare la mia testimonianza è importante per convincere gli altri ragazzi a fare lo stesso. Per due ragioni: per raccontare la nostra sofferenza, e far vedere cosa succede in Libia, perché nessuno sa. Poi per denunciare i maltrattamenti, anche perché ci sono tantissime altre persone, ancora oggi, che si trovano nelle condizioni che ho descritto nel film.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>In Etiopia è stato visto il suo film documentario? Vuole in qualche modo informare gli altri di non partire?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Si, si, l&#8217;unica cosa è che vogliamo proiettarlo ad Addis Abeba. Ma lì vogliono censurare la prima parte dove io denuncio il governo. I<span style="font-style: normal;">n Etiopia, governo dittatoriale, c&#8217;è sempre la paura di essere preso come oppositore. C&#8217;è una censura forte sui media e sulle organizzazioni, hanno paura che si creino polemiche, quindi censurano.</span> Io dico che o si fa tutto il film o niente, non si censura. Se riusciamo a farlo vedere ad un pubblico vasto sarei molto felice. Cerchiamo di farlo vedere nelle case degli amici e dei familiari. Ma alla presenza di un pubblico vasto è complicato. E poi, voglio far vedere a chi vuole partire a cosa va incontro, in modo che ne abbiano la consapevolezza.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-style: normal;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>Cosa faceva in Etiopia prima di partire? Quali sono stati i motivi che l&#8217;hanno spinta ad intraprendere questo lunghissimo viaggio per arrivare in Italia?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Io studiavo giurisprudenza ed in una manifestazione nel 2005 sono state uccise persone giovani di tutte le età, oltre a madri e bambini. In 2 manifestazioni sono state uccise 200 persone dal governo. Era appena dopo le elezioni, dove il ballottaggio era stato manipolato, per cui era in corso una manifestazione generale di protesta ed il governo è intervenuto con le armi. Da quel momento circa 20 mila persone sono state arrestate e spedite in un posto molto isolato in Etiopia, vicino il confine con il Sudan, dove erano presenti malaria e altre malattie, ovviamente senza alcuna copertura sanitaria. Ritenendo quindi che non avevo alcun futuro nel mio paese, né come studente né come uomo, decisi di partire. Alla fine del 2005 mi sono preparato e ho iniziato il mio viaggio, sono andato fuori da Addis Abeba.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>É rimasto in contatto con alcuni dei suoi compagni che hanno affrontato il viaggio con lei?</strong> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Si, alcuni sono in Italia, ma la maggior parte non ce l &#8216;ha fatta, in molti sono morti. Chi è arrivato ha chiesto asilo politico, ma non a tutti è stato dato. Per esempio c&#8217;è un m<span style="font-weight: normal;">io amico con cui manifestavo insieme in Etiopia, abbiamo una storia simile, e siamo sbarcati a Lampedusa insieme. La commissione a lui ha dato il diniego, a me invece protezione umanitaria. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>Perché c&#8217;è questa disparità di trattamento?</strong></span></p>
<p style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">C&#8217;è una valutazione pessima nella commissione, non c&#8217;è nessun parametro o regola. I componenti giudicano in base alle loro idee.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>Come è riuscito a prendere contatti con i suoi amici intervistati nel film?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Ci siamo incontrati nel viaggio più volte, ma alcuni di loro non ancora riescono ad arrivare in Italia, io sono arrivato prima. Poi c&#8217;era una scuola di italiano dove ci siamo incontrati, a Roma. Alcuni di loro li ho rivisti nella scuola di Asinitas.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>Sono rimasto molto colpito dai suoi incontri con Frattini e con il presidente di Fortes Europe, dall&#8217;assoluta incompatibilità dei vostri punti di vista. Al nostro attuale ministro degli Esteri chiedeva se era al corrente delle violenze che la polizia libica infieriva agli immigrati. Frattini le rispondeva impassibile che l&#8217;obiettivo era fermare l&#8217;immigrazione. Come si è trovato a parlare con loro?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Ritengo che Frattini, finchè non è diventato il ministro degli esteri, non voleva interessarsi affatto di questa cosa, perché nelle sue risposte scaricava solo le responsabilità su altri. Allora era commissario europeo e faceva finta che non lo riguardava. Ma poi abbiamo visto che c&#8217;è stato l&#8217;accordo bilaterale con la Libia. C&#8217;è una grande ipocrisia nella politica europea. Lui rispondeva che non era loro compito, ma quando lui si è trovato a firmare l&#8217;accordo con la Libia non ha avuto alcun problema. Io gli chiedevo se era a conoscenza delle modalità che vengono usate per fermare gli immigrati, in quali condizioni si trovano, se sa a chi li affida l&#8217;Italia, cioè alla Libia, un paese che non ha firmato la convenzione di Ginevra per i diritti umani. La vita degli immigrati ha meno valore di una vita europea. È così la politica.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>Come lei sa bene, il 4 febbraio 2009 è stato approvato in Senato il trattato Italia-Libia a larghissima maggioranza. Nonostante l&#8217;on. Calipari del PD abbia presentato una interrogazione parlamentare alla commissione Affari esteri della Camera, (anche in virtù del suo documentario) la maggior parte dei senatori PD si è schierata a favore del Trattato. Cosa pensa dell&#8217;indifferenza del governo italiano? </strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Ho incontrato personalmente la Calipari e le ho spiegato la situazione in Libia. Questo è un accordo di cui la sinistra è molto orgogliosa di avere iniziato la trattativa. L&#8217;idea di fare l&#8217;accordo è partito dalla sinistra quindi l&#8217;hanno votato perché dicono che l&#8217;hanno iniziato. Ma in realtà l&#8217;unica cosa è che è una questione di business</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>Per il gas dice?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Si, con Gheddafi, la Libia per l&#8217;Italia è un paese molto importante, c&#8217;è petrolio e gas. Le questioni sull&#8217;immigrazione, dei diritti umanitari, non sono niente in confronto a questo. Nessuno si interessa della modalità con cui la Libia si sta muovendo per formare l&#8217;immigrazione clandestina.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>In effetti una democrazia che finanzia la Libia, stato che non ha ratificato la Convenzione di Ginevra per i diritti umani, per “fermare” l&#8217;immigrazione clandestina appare piuttosto strano.</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Nessuno vuole sapere. Apposta la responsabilità l&#8217;hanno data a un paese che non gli frega niente di diritti umanitari L&#8217;immigrazione è una scusa per trattare il loro business. I diritti umani non hanno valore, il petrolio e il gas si.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>E le organizzazioni umanitarie presenti in Libia?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Non le ho viste, ma da ciò che ho sentito dai giornalisti non possono fare niente. Anche perché c&#8217;è personale libico che lavora con queste organizzazioni. La Libia non accetta la presenza di queste ONG umanitarie.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>Come è stato accolto lei in Italia?</strong> <strong>Cosa è successo una volta che è sbarcato a Lampedusa?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">A Lampedusa sono stato accolto bene. All&#8217;epoca, nel 2006 non era così&#8217; come adesso. Sono stato accolto e trasferito dopo una settimana per fare richiesta di asilo politico a Trapani. In un mese e dieci, quindici giorni ho avuto la risposta definitiva della commissione. Sono rimasto a trapani per 5 mesi e poi sono venuto a Roma.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>Conosceva qualcuno?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Non avevo nessun contatto. Arrivato a Roma sono subito andato a vivere con amici che hanno una casa occupata. Da lì ho conosciuto Asinitas e ho iniziato a frequentare la scuola di italiano.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>Lei è tornato a Lampedusa per proiettare il suo documentario. Ha avuto modo di parlare con gli immigrati che vengono “ospitati” nei centri di identificazione ed espulsione (gli ex cpt)? Cosa le hanno detto riguardo la sua opera?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">No no, non c&#8217;è nessun modo per avvicinarli. È tutto circondato dai militari. Appena arrivati ci hanno impedito di vedere le persone, ci hanno impedito di avvicinarli. La proiezione è avvenuta alla presenza di 50 persone, è stato molto bello, ma non c&#8217;era nessun immigrato. C&#8217;era il sindaco di Lampedusa, poi c&#8217;erano quelli che lavorano nella guardia costiera, pompieri. Nessun immigrato, assolutamente. Nessuna possibilità di parlare con loro.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>Dove vive ora?</strong> <strong>Come si trova ora in Italia?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Vivo a Roma da 2 anni e mezzo all&#8217;incirca. È difficile comunque, ma Roma mi piace di più. Non mi sento osservato come nelle altre città, mi sento più libero. E collaboro con la scuola di Asinitas, faccio il mediatore culturale e linguistico</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>Lei sta girando l&#8217;Italia proiettando il suo film-documentario.</strong> <strong>Come viene accolto dal pubblico?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Il pubblico&#8230; non posso dire che c&#8217;è un pubblico da una parte e uno dall&#8217;alta parte. Quello che capisco è che non c&#8217;è nessuna fonte di informazione permessa al pubblico di questo genere. Il pubblico rimane agghiacciato da quello che io narro, dalle testimonianze. Alcuni rimangono zitti, non sanno cosa dire, non sanno neanche se applaudire. Sono sconvolte.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><strong>Ha intenzione di girare altri documentari?</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Si, sto lavorando su un altro progetto che non so quando sarà finito. Sto lavorando su un altro documentario, sui centri di prima accoglienza, sui ragazzi somali. Ma non ci sono soldi, quindi si lavora a rilento.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Intervista telefonica effettuata il 28 Marzo 2009 da Simone Di Sabatino</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="justify">
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		<title>Africa Subsahariana</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 10:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa Subsahariana]]></category>

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		<description><![CDATA[In questa area, come in generale nelle aree africane e del Medio Oriente, la Cooperazione allo Sviluppo italiana si propone di promuovere la stabilità politica e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Inoltre l&#8217;Italia è attiva nei settori come educazione, infrastrutture, lotta alla desertificazione &#8211; e in generale della tutela dell’ambiente &#8211; e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>In questa area, come in generale nelle aree africane e del Medio Oriente, la Cooperazione allo Sviluppo italiana si propone di promuovere la stabilità politica e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Inoltre l&#8217;Italia è attiva nei settori come educazione, infrastrutture, lotta alla desertificazione &#8211; e in generale della tutela dell’ambiente &#8211; e sanità.<br />
</em></span></span></p>
<p style="line-height: 150%;" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #333333;">Allo stesso tempo l&#8217;aiuto portato dal Ministero degli Affari Esteri (MAE) rappresenta un presupposto per la gestione dei flussi migratori che dalla zona Subsahariana arrivano fino alle coste italiane.<br />
</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p><span id="more-15"></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p align="justify">Principalmente le azioni vengono eseguite cercando di incoraggiare settori importanti come l&#8217;economia e il libero scambio. Talli interventi si sono condensati nei settori dello sviluppo della piccola e media impresa, e riguardano sanità, agricoltura, infrastrutture, tutela ambientale, valorizzazione del patrimonio culturale. Il progetto italiano è piuttosto ambizioso, considerando infatti la cronicità storica di alcuni elementi destabilizzanti nel contesto africano: denutrizione e povertà sono fenomeni che difficilmente potranno essere estirpati. Si pensi che la fame miete – da sola – più vittime di tutte le epidemie africane messe insieme. I programmi italiani sono stati pensati riflettendo i contenuti dei programmi nazionali di riduzione della povertà (Poverty Reduction Strategy Papers), delle strategie di sviluppo globali (NePAD e Obiettivi del Millennio) e sono integrati con i documenti strategici dell’Unione Europea (Regional Strategy Papers e Country Strategy Papers).</p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"> </span></p>
<p align="justify">
<p align="justify">
<p align="justify">
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dall&#8217;altro lato, l&#8217;emergenza sanitaria delle grandi malattie come AIDS, tubercolosi e malaria è sempre uno dei maggiori problemi da risolvere. La Direzione generale della cooperazione allo sviluppo è attiva in questo campo grazie a programmi bilaterali mirati al sostegno diretto dei sistemi sanitari nazionali, oltre che interventi di supporto tecnico realizzati direttamente o per il tramite dell&#8217;OMS.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il tentativo di invertire lo storico trend negativo del continente nero sta però portando, molto lentamente, alcuni elementi positivi: lo sforzo compiuto in collaborazione tra governi locali ed esteri potrebbe permettere di creare un quadro politico e normativo per il futuro in netta contrapposizione con i decenni passati.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le zone considerate prioritarie dalla Dgcs sono il Corno d&#8217;Africa, la regione dei Grandi Laghi e i grandi paesi dell&#8217;Africa australe (Mozambico, Angola e Sudafrica). I paesi che hanno goduto dei maggiori interventi sono stati Mozambico (19 milioni di euro), Somalia (18 milioni), Sudan (16 milioni), Etiopia (8 milioni), e poi Eritrea, Sudafrica, Tanzania.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Inoltre sono presenti programmi in Niger, Etiopia, Ruanda e Burundi che presentano significativi esempi di programmi integrati, atti a sostenere la produttività agricola e l&#8217;allevamento, il microcredito e la fornitura di acqua potabile, la riabilitazione di piste e strade e la commercializzazione di prodotti agricoli.</span></span></p>
<p align="justify">
<p style="line-height: 150%;" align="justify">
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		<title>I cambiamenti climatici</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 13:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Cambiamenti Climatici]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche tempo a questa parte assistiamo ad una particolare evoluzione del cambiamento climatico. Televisione, radio e stampa si stanno occupando sempre maggiormente – seppur non abbastanza – di questa ingente tematica, sentiamo spesso parlare di riscaldamento globale, scioglimento delle calotte, e possiamo vedere coi nostri occhi, tramite foto o video, le stranezze e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm; LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="FONT-WEIGHT: normal">Da qualche tempo a questa parte assistiamo ad una particolare evoluzione del cambiamento climatico. Televisione, radio e stampa si stanno occupando sempre maggiormente – seppur non abbastanza – di questa ingente tematica, sentiamo spesso parlare di riscaldamento globale, scioglimento delle calotte, e possiamo vedere coi nostri occhi, tramite foto o video, le stranezze e le calamità che fiaccano il nostro pianeta. La sfrenata produttività umana, dettata da un mondo che persegue l&#8217;ideale capitalista e che sfocia nel consumismo più incontrollabile, va a fiaccare con le sue fabbriche e le sue emissioni nocive un ambiente già provato da anni di cultura poco attenta allo sviluppo sostenibile del pianeta. Inoltre l&#8217;impegno relativo a questi temi da parte del terzo settore ha avuto un impatto fallimentare nella sensibilizzazione dell&#8217;opinione pubblica, ancora poco incline ad una cultura sostenibile. Ogni giorno accadono dei cambiamenti che, seppur minimi, nel medio e lungo periodo vanno ad incidere pesantemente sulla nostra vita. Si pensi alla lenta scomparsa delle api, un effetto del cambiamento climatico apparentemente trascurabile.</span></span></span></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm; LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><span style="font-size: 13px;"> </span></span></p>
<p><span id="more-39"></span></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm; LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="FONT-WEIGHT: normal">Ebbene, la nebulizzazione sugli apiari di pesticidi o i fiori trattatati grazie a prodotti chimici sono le principali cause della morte delle api, che non solo mettono a rischio la produzione di miele, ma addirittura l&#8217;intero equilibrio naturale globale, con effetti diretti sull&#8217;alimentazione e la salute. Infatti secondo la Coldiretti (</span></span></span><span lang="zxx"><a href="http://abagnomaria.blogosfere.it/2008/04/le-api-danni-derivanti-dalla-loro-scomparsa-alla-nostra-alimentazione.html"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small; color: #0066cc;"><span style="FONT-WEIGHT: normal"><span style="text-decoration: underline;">http://abagnomaria.blogosfere.it/2008/04/le-api-danni-derivanti-dalla-loro-scomparsa-alla-nostra-alimentazione.html</span></span></span></span></a></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="FONT-WEIGHT: normal">) le api “sono utili anche per la produzione di carne con l&#8217;azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme, come l&#8217;erba medica ed il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento.”</span></span></span></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm; LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="FONT-WEIGHT: normal">Un altro problema strettamente collegato alle emissioni e ai prodotti chimici è lo sfruttamento delle risorse esauribili del pianeta. La sconsiderata utilizzazione che la popolazione fa di tali risorse, dettate da una logica di crescita, e la successiva dispersione di rifiuti difficilmente “assimilabili” dall&#8217;ambiente, provoca – il più delle volte – un irreversibile cambiamento dell&#8217;ecosistema e l&#8217;estinzione di circa 30 mila specie viventi l&#8217;anno</span></span></span><sup><span style="font-size: xx-small; color: #0066cc; font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="FONT-WEIGHT: normal"><a name="sdfootnote1anc"></a></span></span></sup><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="FONT-WEIGHT: normal">. La necessità di avere il controllo delle risorse sta inoltre diventando una causa di nuovi conflitti internazionali, in quanto i rapporti tra stati confinanti (e non solo) tendono a complicarsi in caso di poca chiarezza sui confini nazionali.</span></span></span></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm; LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="FONT-WEIGHT: normal">A dire il vero negli ultimi tempi il problema dell&#8217;ambiente e del cambiamento climatico è stato preso in considerazione dai potenti del pianeta. Si sono svolte, infatti, molte conferenze a riguardo e si è arrivati alla redazione di vari trattati sul tema: il più importante tra questi è la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCC) del 1992, che prevedeva alcuni aggiornamenti, il più famoso dei quali è stato il Protocollo di Kyoto del 1997, firmato e ratificato da 179 paesi (http://unfccc.int/cop6_2/convkp/index.html). Questo pone l&#8217;obbligo per i paesi industrializzati di ridurre, nel periodo 2008-2012, le emissioni di elementi inquinanti come gas serra, biossido di carbonio o ossido di di azoto, in una misura non inferiore al 5% rispetto alle emissioni del 1990. Tra i paesi che non hanno aderito al Protocollo di Kyoto ci sono gli Stati Uniti, responsabili da soli di circa il 36% del totale delle emissioni nocive per il pianeta (</span></span></span><span lang="zxx"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Protocollo_di_Kyōto"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small; color: #0066cc;"><span style="FONT-WEIGHT: normal"><span style="text-decoration: underline;">http://it.wikipedia.org/wiki/Protocollo_di_Ky%C5%8Dto</span></span></span></span></a></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="FONT-WEIGHT: normal">).</span></span></span></p>
<p style="FONT-WEIGHT: normal; MARGIN-BOTTOM: 0cm; LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il riscaldamento globale dovuto alle concentrazioni di gas-serra è e sarà un problema di primaria importanza che dovrà essere preso in seria considerazione al fine di trovare le misure adeguate per rendere il nostro mondo vivibile ancora a lungo.</span></span></p>
<div id="sdfootnote1">
<p class="sdfootnote"><a name="sdfootnote1sym"></a>Si veda “La vita in bilico” di Eldredge Niles, Einaudi, 2000.</p>
</div>
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		<title>European Neighbourhood and Partnership Instrument</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 12:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bandi per la cooperazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo programma dell’Unione Europea vuole contribuire alla creazione di un’area di benessere e stabilità che coinvolga, oltre ai Paesi direttamente confinanti, anche Algeria, Autorità Palestinese, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Libia, Marocco, Siria e Tunisia, Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina. fonte: http://www.fondieuropei2007-2013.it/sezioni/schedass.asp?id=184]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Questo programma dell’Unione Europea vuole contribuire alla creazione di un’area di benessere e stabilità che coinvolga, oltre ai Paesi direttamente confinanti, anche Algeria, Autorità Palestinese, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Libia, Marocco, Siria e Tunisia, Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">fonte: <span style="font-family: Tahoma;"><a href="http://www.fondieuropei2007-2013.it/sezioni/schedass.asp?id=184">http://www.fondieuropei2007-2013.it/sezioni/schedass.asp?id=184</a></span></span></p>
<p><span id="more-38"></span></p>
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